robot

A pensarci bene è quasi un paradosso: sembra che gli uomini stiano facendo tutti gli sforzi possibili per diventare sempre meno importanti. Al centro di questa riflessione c’è la tecnologia, quella che, avanzando a passi veloci, sta sfornando uno dopo l’altro macchinari, robot e persino software in grado di sostituire l’uomo.

Si dirà che in questo modo saremo tutti più liberi di dedicarci ad altro. Già, ma a cosa di preciso? E ancora più importante, questo “altro” sarà remunerativo? Per dirla in poche parole: stare a guardare i robot lavorare per noi ci farà comunque guadagnare uno stipendio? Molto probabilmente no, tanto che già ora tantissime professioni sono a rischio proprio a causa delle macchine più moderne.

Chi è a rischio…

Secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale e una recente ricerca dell’Università di Oxford, le professioni che rischiano maggiormente di scomparire sono quelle che prevedono compiti sempre uguali e meccanismi di routine. Sono citati, tra gli altri, gli addetti alle reception e le cassiere, ma anche i postini, gli edicolanti, i contabili e gli operai che lavorano nei reparti di assemblaggio. Persino i tassisti e i conducenti di mezzi pubblici rischiano di non passarsela troppo bene.

primi minacciati dallo sviluppo sempre più veloce delle automobili a guida autonoma, i secondi già assediati dalle metropolitane leggere, cioè quelle che viaggiano senza guidatore. Nel mirino della tecnologia ci sono anche professioni un tempo considerate intoccabili, come traduttori e giornalisti. Chi non ci crede può fare un salto al sito au-tomatedinsights.com e fare la conoscenza di Wordsmith, che letteralmente significa “paroliere”. Che cosa fa? Basta dargli in pasto un po’ di dati, decidere il tono da usare e il software scriverà da solo l’articolo richiesto.

… e chi non lo è

A guardare al futuro con un po’ di ottimismo sono soprattutto quelle professioni che non si basano sulla ripetizione meccanica di gesti, ma richiedono un pensiero o un comportamento che una macchina non può facilmente codificare. Stiamo parlando dei lavori creativi, in particolare quelli di carattere sociale che richiedono un livello di interazione che una macchina, ovviamente, non può mettere in atto. Il personale medico è un tipico esempio, ma anche chi lavora nella comunicazione, nella ricerca e in quegli ambiti dove è necessario sviluppare soluzioni creative a problemi complessi.

In tutto questo, arriva la notizia che Mercedes-Benz, sta valutando la sostituzione dei robot in catena di montaggio con operai umani. Il motivo? Le macchine non sono abbastanza elastiche per occuparsi degli optional richiesti dai clienti più facoltosi. Forse allora, c’è ancora speranza.