I social sono diventati una vera e propria malattia…ma dove ci stanno portando?

Cosa ci sta succedendo? Sì, inizio con un’interrogativa perchè i social che per definizione dovrebbero unire le persone attraverso dei legami sociali che vanno dalla semplice conoscenza, alle amicizie finendo ai vincoli familiari, non sono più questo luogo spensierato e felice o, ponendola sotto un’ottica diversa, è l’uomo stesso a farne un uso sbagliato creando problemi e rovinando la vita di utenti che fino al giorno prima vivevano la loro vita in modo spensierato.

I social network sono dei siti internet, fruibili anche attraverso applicazioni per smartphone e Tablet, in grado di fornire agli utenti un punto d’incontro virtuale per scambiarsi messaggi, chattare, condividere foto e video.

Il pioniere dei social può esser considerato Facebook, agli albori progettato esclusivamente per creare un collegamento tra gli studenti dell’Università di Harvard ma ben presto venne aperto anche agli studenti di altre scuole della zona di Boston, della Ivy League e della Stanford University.

I social hanno quindi l’intento di accorciare le distanze, di riprendere i contatti con parenti lontani, ex compagni di scuola, di università o semplicemente, in un mondo a km 0, riescono a tenere unita la redazione di un giornale o un’azienda online.
Basti pensare ai servizi che si hanno a disposizione: chat, video chiamate, controlli remoti e chi più ne ha più ne metta.

Ma cosa sta succedendo in questo mondo 3.0 che idealmente dovrebbe essere tutto rose e fiori?

Basta accendere la TV, aprire un giornale internet, scorrere la bacheca di un qualunque social network, per apprendere notizie di morti, attacchi terroristici organizzati tramite internet, reclutamenti di ogni tipo. I social non sono questo, coloro che utilizzano la rete in questo modo possono esser definiti soltanto delle “menti malate” perchè, sfruttando le potenzialità del web, riescono a portare a termine i loro progetti malatin puntando ad utenti deboli e psicologicamente fragili.

Ricorderete sicuramente la frase “Stai facendo un video? Bravo”, pensate a Tiziana, una ragazza come molte altre con un’unica differenza: la sua ingenuità l’ha portata a compiere una bravata costatagli la vita. Sì perchè quella ragazza fragile, estremamente fragile, per fare un dispetto al fidanzato, ha girato un video che l’ha portata nella gogna mediatica macina click, si è ritrovata con milioni e milioni di visualizzazioni, non ha retto le prese in giro, i fotomontaggi, le persecuzioni sui social ed alla fine si è tolta la vita. Vi sembra giusto? Vi sembra normale?

Passando al gioco del momento, il Blue Whale, un gioco dove un curatore (che probabilmente dovrebbe esser il primo ad esser curato), prende in mano la vita di giovani fragili, magari i cosiddetti “sfigati” che per un problema relazionale o estetico vengono derisi e pur di trovare un pochino di pace si affidano a sconosciuti compiendo dei gesti assurdi. I social non devono creare dei “miti malati” da imitare, non possono causare tagli sulle mani, sulle labbra ma soprattutto non possono modificare la nostra psiche e indurci alla morte.

Non vuole essere una paternale ma se conoscete amici, parenti con problemi simili, offritegli il vostro aiuto prendendoli in disparte, riunendovi con la comitiva per cercare una soluzione, aiutandoli ad integrarsi ma cosa fondamentale, non derideteli. Che siano disturbi alimentari, problemi estetici o semplicemente stress, aiutate chi vi sta intorno perchè un domani potreste esserci voi al posto loro e vi potrebbero ricambiare il favore.

Ultimo ma non per importanza, andrebbe ricordato che i social dovrebbero migliorare le nostre vita, permettendoci di relazionarci con gente lontana, di diverse etnie, dovrebbero portare la conoscenza di nuove persone e di nuove amici con passioni in comune come ad esempio fotografia, motori, trucchi ma non dovrebbero causare morte e discriminazione.