uber apple

Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di Uber, azienda che gestisce una rete di conducenti presente in tutto il mondo. I tassisti si sono fatti sentire a gran voce in Italia, ma questa non è l’unica polemica che coinvolge la nota app.

In queste ore sotto la lente di ingrandimento finisce la sicurezza dell’app, stando a quanto riporta Bloomberg infatti nei mesi scorsi si sarebbe verificato un attacco hacker che ha minacciato i dati personali di 57 milioni. Come se non bastasse questa notizia, ulteriori polemiche sono scaturite dal modo in cui l’azienda ha voluto gestire la crisi.

I fatti risalgono all’ottobre del 2016, due hacker sono riusciti ad accedere alla repository GitHub, sfruttando le credenziali per mettere la mani sull’archivio contenente le informazioni di conducenti e clienti. Un rischio enorme, visto che tra i dati in questione ci sono numeri telefonici, indirizzi di posta elettrica e anche gli estremi delle patenti dei guidatori. Un bel guaio.

Davvero una brutta gatta da pelare, benché Uber ci tenga a far sapere che le info relative a viaggi e dati di previdenza sociale non siano stati coinvolti. Gli hacker hanno contattato Uber per chiedere 100 mila dollari, una sorta di riscatto per eliminare i dati conservati sui propri server.

Uber ha pagato il tutto, una scelta che fa discutere, volta a risolvere la situazione senza sollevare troppo clamore ma alla fine il fattaccio è saltato fuori. Il responsabile della sicurezza che ha gestito la situazione è stato mandato via e Dara Khosrowsahi, nuovo CEO di Uber, ha fatto sapere che in futuro queste situazioni saranno gestite in maniera ben diversa.