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Whatsapp diffamazione gruppiCommettere l’errore di considerare Whatsapp come un ambiente avulso dalla realtà della vita vera può costare caro. Lo ha scoperto a sue spese un giovane accusato di diffamazione per diffusione di messaggi inappropriati all’interno di un gruppo. Facciamo attenzione e prendiamo esempio!

 

Whatsapp: se diffami ti rovini

La famosa app di messaggistica è ormai matura, ha già compiuto 10 anni ma ne dimostra molti di più. Si conferma come un vero e proprio ambiente di vita in cui conversare liberamente restando fuori dai canoni di una società reale. Ma non è proprio così. Le chat sono dei veri e propri luoghi di incontro paragonabili ad una situazione di vita reale. Così si sono espressi i giudici  della Suprema Corte in merito ad una vicenda che ha coinvolto un minorenne di 14 anni. Prosciolto dal GUP di Bari ha però creato un precedente storico importante. Si rientra nel caso dell’illecito civile.

“Sebbene il mezzo di trasmissione/comunicazione adoperato consenta, in astratto, anche al soggetto vilipeso di percepire direttamente l’offesa. Il fatto che il messaggio sia diretto a una cerchia di fruitori fa sì che la lesione della reputazione si collochi in una dimensione ben più ampia di quella tra offensore e offeso”.

Whatsapp non è un’entità a sé stante. Vale anche per tutti gli altri sistemi di messaggistica e si deve prestare molta attenzione a ciò che si scrive e che si dice all’interno di un gruppo di discussione.

“L’eventualità che tra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona nei cui confronti vengono formulate le espressioni offensive” – spiegano i giudici – “non può indurre a ritenere che, in realtà venga, in tale maniera, integrato l’illecito di ingiuria, piuttosto che il delitto di diffamazione”