Marte

Costantemente la terra sotto i nostri piedi si muove perché soggetta a continui spostamenti, ma attività sismica non è stata finora descritta su Marte.

Ma possiamo pensare di essere l’unico pianeta del Sistema Solare soggetto ad un’attività sismica?

Un nutrito gruppo di geologi e geofisici mediante un robot geologo hanno dimostrato che anche su Marte c’è attività sismica. Mediante l’ausilio di questo robot gli studiosi hanno dimostrato ciò che nessuno mai prima è riuscito a dimostrare.

Come funziona il robot geologo inviato su Marte?

Il sistema robotico inviato a milioni di chilometri di distanza si trova da solo sulla superficie polverosa del Pianeta Rosso. Lì, ausculta e capta tutta la lieve attività sismica che si sviluppa nel terreno sottostante.

Il robot è dotato di un “dito” che funziona da sonda. Tale dispositivo è talmente sensibile da riuscire a rilevare anche le folate di vento e lo scricchiolio delle crepe tettoniche.

Gran parte dei segnali rilevati dal robot si sono rivelati essere deboli ed indistinti. Solo due segnali possedevano un’intensità tale da permettere di rilevarne la fonte.

Questi segnali provengono proprio da una zona sismica del Pianeta Rosso, la prima zona attiva e mai rilevata in precedenza.

Tali eventi sismici rilevati su Marte hanno preso il nome di “martemoti” e hanno registrato una magnitudo di 3 e 4.

Dove sono stati rilevati esattamente i sismi su Marte?

I martemoti registrati sul Pianeta Rosso sono quelli più grandi e mai rilevati sul pianeta.

Entrambi gli eventi sismici sono stati ricollegati ad un’area nota come Cerberus Fossae. Si pensa sia una delle zone sismiche più giovani del pianeta rosso.

Si tratta di una serie di profonde fratture che copre circa 1600 chilometri ad est della zona di atterraggio del Lander InSight della NASA.

InSight è un delegato robotico della NASA atterrato su Marte nel Novembre 2018. Si tratta di un dispositivo capace di percepire ogni flebile scricchiolio o gemito della crosta marziana.

Marte però a differenza della Terra non ha una tettonica a zolle. Infatti si è formato in seguito al raffreddamento di una massa bruciante di roccia fusa. Tale processo ha determinato la formazione di una crosta statica attorno ad un manto roccioso.

Si ipotizza però che tasche di magma siano ancora presenti nel sottosuolo. Pertanto i “martemoti” che insorgono potrebbero essere il risultato del raffreddamento e delle successive contrazioni del pianeta roccioso.

Sicuramente i “martemoti” possono considerarsi fenomeni interessanti dai quali l’InSight può trarre una notevole mole di informazioni. Questo perché anche la percezione dei lievi tremolii del Pianeta Rosso potrebbe permettere di mappare l’interno del pianeta.

In tal senso diventerebbero fruibili alla comunità scientifica una considerevole quantità di informazioni straordinarie.

Paul Byrne, geologo planetario dell’Università statale della Carolina del Nord che non fa parte del team di InSight dopo questa sensazionale scoperta ha affermato:

«Per noi Marte è appena diventato un pochino più vivo grazie a questi dati».