tumore

In questi ultimi anni abbiamo sentito spesso parlare di terapie che agiscono andando a potenziare l’attività del nostro sistema immunitario contro il tumore.

Le cellule tumorali sono in realtà cellule sane che a causa di errori nel proprio DNA ad un tratto iniziano a moltiplicarsi a ritmi frenetici. Questo determinerà la formazione di ammassi più o meno grandi di cellule tumorali.

Il fatto che le cellule cancerose siano mutate in una qualche porzione del loro DNA sancisce anche una espressione e produzione di molecole anomale. Tali molecole sono in particolare proteine e la cellula tumorale può agire in due modi che non si escludono a vicenda.

La cellula tumorale può produrre una proteina specifica ma può anche produrre una quantità abnorme di una proteina prodotta anche dalle cellule normali.

In ogni caso tali proteine che la cellula tumorale esprime prendono il nome di antigeni.

Quanti tipi di antigeni può esprimere una cellula di un tumore?

Parliamo di antigeni tumore-specifici (TSA) quando le proteine in questione sono espresse solo sulle cellule cancerose. Mentre parliamo di antigene tumore-associati (TAA) quando tali molecole sono espresse anche in cellule normali.

Il nostro sistema immunitario costantemente effettua una cosiddetta immunosorveglianza attraverso la quale controlla il corretto sviluppo delle cellule normali e favorisce l’eliminazione di cellule di natura neoplastica.

Gli antigeni espressi dalle cellule tumorali garantiscono il loro riconoscimento da parte delle cellule che costituiscono le nostre difese immunitarie.

Come fanno le cellule immunitarie a riconoscere le cellule di un tumore?

Vi sono differenti tipi di cellule del sistema immunitario che svolgono numerose ed importanti funzioni.

In particolare nel riconoscimento ed eliminazione delle cellule cancerose sono coinvolte le cellule killer denominate Linfociti T.

Queste cellule possiedono sulla loro superficie il recettore indicato con la sigla Tcr (T-cell Receptor).

Mediante tale recettore esse riconoscono sia le molecole presenti sulla superficie delle cellule tumorali che quelle che si trovano sulle cellule sane.

Questo riconoscimento si verifica mediante il contatto tra il recettore delle cellule T e le proteine tumorali. Queste ultime si trovano sul complesso proteico MHC codificato dai geni HLA (Human Leukocyte Antigen).

Però in tal modo i linfociti non rappresentano un’arma universale poiché l’antigene HLA è diverso da individuo a individuo.

I ricercatori britannici nello studio hanno focalizzato la loro attenzione su un tipo di linfociti T che esprimono un recettore finora sconosciuto al mondo scientifico.

Questo nuovo tipi di linfociti T è stato individuato durante l’analisi di campioni di sangue proveniente da una banca di donatori del Galles. Lo scopo dell’analisi era quello di trovare cellule immunitarie capaci di combattere i batteri.

Ma la scoperta venuta fuori è stata decisamente sensazionale e priva di precedenti.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Immunology.

Come agirebbe il nuovo recettore individuato? Capiamo insieme cosa hanno osservato i ricercatori in laboratorio

Il recettore identificato durante le ricerche ha la capacità di bersagliare ed annientare una vasta gamma di tumori, risparmiando le cellule sane.

Questo sconosciuto recettore individuato dal team britannico riconosce e aggancia la molecola di superficie chiamata MR1.

Si tratta di una molecola praticamente presente sulla superficie di tutte le cellule del corpo umano però nelle cellule tumorali subisce mutazioni. Ciò, a causa del travisato metabolismo di queste cellule.

In laboratorio, i ricercatori hanno lavorato su cavie e su diverse colture di cellule umane tumorali. Queste includono cellule di cancro ai polmoni, al colon, al seno, di tumore alla prostata e alle ovaie, di melanoma e di leucemia.

Proprio sulle cavie affette da leucemia le cellule immunitarie dotate di questo straordinario recettore hanno determinato la regressione della malattia.

Uno sguardo verso il futuro del trattamento dei pazienti affetti da tumore

Come già anticipato all’inizio oggi esistono terapie anti-cancro che potenziano l’attività del nostro sistema immunitario. Parliamo cioè di immunoterapia.

Questi trattamenti sono noti come terapie CAR-T. Tali trattamenti prevedono il prelievo dal paziente di linfociti che vengono poi ingegnerizzati e resi capaci di uccidere esclusivamente le cellule del tumore.

Tali terapie hanno però mostrato prevalentemente successi solo per alcune forme di leucemia ma non per i tumori solidi che rappresentano la maggioranza delle neoplasie.

Al contrario di queste terapie, la nuova cellula si aggancia alla molecola MR1 che non varia negli esseri umani.

Pertanto possiamo pensare che il trattamento possa funzionare per la maggior parte dei tumori e possa anche essere condiviso tra le persone. In tal senso, si potrebbe pensare di parlare di una speranza di sviluppo di una terapia universale.

Il professor Andrew Sewell autore principale dello studio ed esperto di T Cell della School of Medicine dell’Università di Cardiff, ha affermato:

«La nostra scoperta solleva la prospettiva di un trattamento del cancro ‘taglia unica’, un singolo tipo di cellula T che potrebbe essere in grado di distruggere molti tipi diversi di tumori in tutta la popolazione. In precedenza nessuno credeva che ciò potesse essere possibile».

I risultati dello studio non sono stati ancora testati sui pazienti ma gli studiosi sono convinti di avere a loro disposizione “un potenziale enorme”.