sistema immunitario

Ci siamo sempre chiesti come e da cosa nasca la componente innata del sistema immunitario, quella che permette di rispondere in modo tempestivo ad un’infezione senza la formazione di anticorpi. Sono numerosi gli studi condotti durante i decenni passati. Ciò che emerso recentemente è che fin dallo sviluppo embrionale il cervello addestra il sistema immunitario. In tal modo, lo stesso cervello determina la formazione delle difese dalle malattie o dagli agenti patogeni.

Questi risultati derivano da uno studio pubblicato sulla rivista NPJ Regenerative Medicine e condotto dai biologi dell’Università di Tufts coordinati da Michael Levin.

I ricercatori hanno costruito su embrioni di rana il sistema di segnali che struttura le difese dell’organismo. In un embrione in fase di sviluppo, sia il cervello sia il sistema immunitario non sono completamente formati. In questa fase, si parla della componente “innata” del sistema immunitario quella che, come già detto precedentemente, permette di agire in modo repentino nei confronti di un’infezione.

Cosa hanno osservato i ricercatori sullo sviluppo del sistema immunitario negli embrioni di rana?

I ricercatori hanno studiato gli embrioni di rana che si sviluppavano con il cervello rimosso. Da questa ricerca essi hanno compreso che in assenza del cervello gli embrioni non sono in grado di trasferire le cellule immunitarie nel sito di una lesione o di un’infezione. Ovviamente, questo determina la morte dell’embrione in tempi più brevi. Contrariamente, gli studiosi hanno lavorato anche su embrioni il cui sviluppo si è verificato in presenza del cervello. In questo caso, è emerso che la presenza del cervello aiuta in modo sostanziale a dirigere le cellule immunitari. Infatti, nel momento in cui gli embrioni privi di cervello vennero infettati con il batterio E.coli, il 16% degli embrioni è sopravvissuto mentre tra quelli sviluppatisi in presenza del cervello, la percentuale dei sopravvissuti è stata del 50%.

I ricercatori hanno raggiunto questa conclusione anche studiando i marcatori delle cellule immunitarie. Infatti, gli studiosi hanno evidenziato che l’effetto osservato si collega al cervello il quale invia dei segnali che inducono le cellule del sistema immunitario a spostarsi in un sito di infezione. Pertanto, la presenza del cervello è di cruciale importanza perché coadiuva e guida l’attività dei macrofagi, le cellule immunitarie che inglobano e distruggono i batteri.

Michael Levin a caso del team di ricerca statunitense a seguito dei risultati ottenuti e dei dati a disposizione ha affermato:

«Senza i segnali del cervello l’espressione genica e l’attività del sistema immunitario innato non funzionano come dovrebbero».