HFC-23

I gas serra sono quei gas presenti nell’atmosfera che riescono a trattenere in modo consistente una parte considerevole della componente dell’infrarosso della radiazione solare che colpisce la Terra. I gas serra posso essere sia di origine naturale che antropica, cioè prodotti dalle attività umane. In particolare, risulta drammatico l’aumento dei livelli di un particolare gas serra: l’HFC-23.

Infatti alcuni ricercatori britannici dell’Università di Bristol hanno identificato un preoccupante innalzamento dei livelli di questo gas serra, raggiungendo livelli mai registrati prima. Le emissioni di trifluorometano (HFC-23) nel 2018 hanno raggiunto il valore record di 15.900 tonnellate. Questo gas, fortemente deleterio per gli effetti sulle temperature terrestri, risulta 12.400 volte più tossico della CO2. Di fatto, in uno studio pubblicato sulla autorevole rivista Nature Communications viene sottolineato questo aspetto rilevando che una sola tonnellata di HFC-23 provoca lo stesso effetto serra di oltre 12 mila tonnellate di anidride carbonica.

L’emendamento di Kigali (2016) obbliga i Paesi a ridurre le emissioni di HFC-23

L’HFC-23 è un gas che ha limitate applicazioni nel campo dell’industria e la sua produzione “diretta” è piuttosto contenuta. Il problema è che l’HFC-23 emesso nell’atmosfera deriva dal processo di sintesi di un altro gas, l’HFC-22. Quest’ultimo viene ampiamente utilizzato nei sistemi refrigeranti e ancora alcuni Paesi di via di sviluppo lo utilizzano. I maggiori produttori mondiali di HFC-23 sono la Cina e l’India. Questi Paesi, nel 2015, hanno annunciato progetti e manovre per ridurre le emissioni di questo potentissimo gas serra. L’Environmental Investigation Agency, una ONG internazionale che vigila sugli illeciti ambientali, è convinta che sia la Cina la principale responsabile delle emissioni di questo gas. Nonostante le promesse fatte dai vari Paesi produttori di questo gas tossico, i suoi livelli non solo sono aumentati rispetto al 2015, ma hanno addirittura raggiunto livelli mai visti prima.

Ovviamente, la continua, crescente e preoccupante emissione di HFC-23 non rispetta assolutamente quanto previsto dal Protocollo di Montreal. Si tratta dell’accordo internazionale siglato nel 1987 con il quale veniva vietato l’uso di clorofluorocarburi (CFC) al quale, nel 2016 si aggiunge un emendamento firmato a Kigali, in Russia. In questo emendamento si stabilì che bisognava ridurre in modo sostanziale la produzione degli idrofluorocarburi (HFC), responsabili da soli e per l’8%, dell’impatto umano sui cambiamenti climatici.

Kieran Stanley, primo autore dello studio, di fronte alla drammatica situazione relativa ai crescenti livelli del gas HFC-23 ha affermato:

«Per rispettare l’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, i Paesi che hanno ratificato l’accordo dovranno distruggere l’HFC-23 il prima possibile».