Africa

Il coronavirus CODIV-19 partito dalla città di Wuhan già agli inizi di Dicembre 2019, conta attualmente focolai in quasi tutti i Paesi del mondo. Però, è sorprendente come la grande ed estesa Africa sia l’unico continente al mondo a non aver registrato casi di infezione da COVID-19. Alcuni ricercatori francesi, hanno deciso di calcolare i livelli di rischio, paese per paese, della diffusione del coronavirus COVID-19 nel continente africano.

Ricercatori dell’Istituto Francese per la Salute e la Ricerca Medica (Inserm) in collaborazione con altri istituti hanno eseguito questi calcoli. Per effettuare la valutazione dei rischi di importazione del virus, i ricercatori francesi hanno preso in considerazione numerosi fattori. Tra questi, ad esempio, si includono il numero dei casi dichiarati di contagio da ciascuna provincia cinese e il traffico aereo da ognuna di queste province verso ogni paese del continente africano. Inoltre, gli scienziati nella loro indagine hanno considerato fattori relativi al potenziale che ciascuno di questi paesi può mettere in atto per fronteggiare un contagio su larga scala.

Ecco quali sono i paesi dell’Africa più a rischio di diffusione del coronavirus cinese

I ricercatori hanno ottenuto questi dati poiché l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) obbliga tutti i paesi a fornire una dichiarazione delle proprie risorse per far fronte ad una eventuale epidemia. Gli scienziati classificano poi ciascun paese secondo un punteggio (SPAR) tra 0 e 100 per il quale il punteggio più alto corrisponde ad un alto livello di preparazione per affrontare le epidemie. Un altro parametro preso in considerazione dagli scienziati è stato l’IDVI (indice di vulnerabilità delle malattie infettive).

Dai risultati, i ricercatori hanno desunto che i paesi a più alto rischio di diffusione di COVID-19 sono l’Egitto, l’Algeria e la Repubblica Sudafricana a causa dei loro elevatissimi scambi commerciali con la Cina. Inoltre, altri paesi a rischio sono Nigeria, Sudan, Etiopia, Angola, Ghana, Tanzania e Kenya.

Lo studio è stato pubblicato sulla autorevole rivista scientifica The Lancet.