prevedere un re-infarto

L’infarto è un evento patologico che si manifesta con necrosi e quindi morte del tessuto muscolare cardiaco. Si tratta di una patologia cardiovascolare che colpisce molti soggetti. I segnali dell’infarto cardiaco possono comparire all’improvviso oppure – più comunemente – in maniera piuttosto blanda e sfumata nelle ore, o addirittura nei giorni, immediatamente precedenti. In genere, un soggetto che ha già subito un infarto, tende a sviluppare un secondo attacco cardiaco. Quest’ultimo, noto in medicina con il termine di re-infarto, richiede un’ulteriore ospedalizzazione del soggetto colpito. Alcuni ricercatori hanno sviluppato un dispositivo indossabile che potrebbe prevedere un re-infarto addirittura con 10 giorni di anticipo. In tal modo, si potrebbe ovviare alle ri-ospedalizzazioni.

Ricercatori dell’Università dello Utah hanno collaborato insieme ai ricercatori del sistema sanitario di Salt Lake City per la messa a punto di questo straordinario ed innovativo dispositivo indossabile. Si tratta di un sensore in grado di prevedere con alcuni giorni di anticipo l’arrivo di un re-infarto.

Nella fattispecie, il nuovo sensore si presenta come un cerotto che quando applicato in alcune zone del corpo, monitora la frequenza cardiaca, la modalità di respirazione, la qualità del sonno, la postura del corpo e l’attività fisica del soggetto. Tutti i dati che il sensore rileva, in un secondo momento, saranno raccolti da una specifica applicazione per smartphone. Tale app, mediante sofisticati algoritmi di apprendimento automatico, riesce a tracciare il profilo dell’utente. I ricercatori hanno testato il loro dispositivo su 100 pazienti con insufficienza cardiaca. Il risultato è stato sorprendente: più dell’80% delle volte il sistema ha rilevato correttamente l’arrivo di un secondo evento infartuale.

Perché è importante prevedere un re-infarto?

Le patologie cardio e cerebro-vascolari rappresentano, ad oggi, la principale causa di morte in tutto il mondo, con maggiore prevalenza nei Paesi più ricchi come, ad esempio gli Stati uniti d’America. Solo in questi ultimi, infatti, si contano oltre 900.000 ricoveri annui per episodi di insufficienza cardiaca e re-infarto. Questi numerosi episodi negli USA, sono soprattutto ricollegati alle malsane abitudini alimentari dei suoi abitanti. Questi ultimi, infatti, dopo aver subito un primo attacco di cuore, in genere, subiscono un re-infarto a causa delle loro cattive abitudini non modificate dopo il primo evento infartuale.

Dunque, capiamo bene che l’introduzione di questo dispositivo che permette di prevedere un re-infarto, potrebbe cambiare realmente la prevenzione per gli attacchi di cuore successivi al primo. Questo studio, in particolare, dimostra che sarà possibile prevedere con precisione la probabilità del ricovero in ospedale per insufficienza cardiaca. Ciò, molto prima che sia i medici che gli stessi pazienti si rendano conto che c’è qualcosa che non va. In tal modo, si ridurrebbero considerevolmente i tassi di ri-ospedalizzazione.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Circulation: Heart Failure.