protesi robotica

Il principale problema che si ha quando si realizzano protesi robotiche per la mano consiste nell’inviare il comando dal cervello del paziente sino alla mano e alle dita, mediante i muscoli e i nervi. In tal modo, tramite questa trasmissione, è possibile eseguire i movimenti necessari. Questo problema sembra ormai superato grazie ad una innovativa protesi robotica realizzata da ricercatori statunitensi. Quest’ultima, infatti, riesce a rispondere al pensiero del paziente.

Si tratta di un sistema davvero senza precedenti, una protesi robotica che esegue un controllo estremamente rigoroso della mano robotica di cui dispone rispondendo al pensiero del paziente che la indossa. Questo straordinario sistema è il frutto del lavoro eseguito da un team di ricercatori dell’Università del Michigan (USA). Il loro studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, riporta i risultati dei primi test effettuati con questa nuova protesi robotica.

Nel video che segue possiamo vedere in funzione l’innovativa protesi robotica realizzata dal ricercatori americani.

Qual è il principio su cui si basa il funzionamento della nuova protesi robotica?

I fili della protesi robotica, sono stati inseriti attraverso la pelle negli innesti muscolari alternativi. In particolare, l’interfaccia si basa su una serie di piccoli innesti muscolari i quali amplificano i segnali nervosi che partono dal cervello. I segnali che partono dal cervello si traducono in movimenti reali e precisamente stabili nel tempo. Le protesi robotiche attuali funzionano principalmente registrando i segnali elettrici dei muscoli, ciò significa che il paziente deve necessariamente contrarre i muscoli nell’avambraccio per muovere le dita. Ma ciò, non è possibile per tutti i pazienti.

A fronte di problematiche, i ricercatori statunitensi hanno ben pensato di dotare i nervi di muscoli propri di ridotte dimensioni. Nello specifico, gli scienziati hanno collegato i nervi del braccio a frammenti di tessuto muscolare raccolto dalla coscia del paziente, creando così un nuovo set di muscoli delle dita all’interno dell’avambraccio. All’inizio della sperimentazione, il dispositivo era in grado di captare segnali elettrici. Poi i ricercatori hanno cominciato ad utilizzare algoritmi informatici. Essi hanno avuto la capacità di tradurre segnali elettrici nei movimenti previsti durante i test in cui i pazienti muovevano una mano virtuale su uno schermo.

L’obiettivo dei ricercatori è compattare questa interfaccia in modo da rendere migliore esteticamente e funzionalmente la loro straordinaria protesi robotica.