artrite

L’artrite è una condizione infiammatoria che coinvolge una o più articolazioni. Tale infiammazione determina forti dolori e limitazioni fisiche che inficiano notevolmente la qualità della vita dei pazienti. Oggi, sembra che ci sia una soluzione a questa condizione patologica particolarmente diffusa e antipatica.

Infatti, in uno studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, un team di ricercatori dimostra come una mini proteina contenuta nel veleno degli scorpioni possa risolvere il problema del dolore artritico. Gli scienziati hanno eseguito esperimenti sui ratti iniettando in essi le mini proteine unite agli steroidi. Il farmaco, in particolare, si accumula a livello della cartilagine articolare e ciò impedisce che si contaminino altre parti del corpo. In questo modo, si limitano anche le infezioni che possono svilupparsi proprio dal trattamento con gli steroidi quando gli stessi trattamenti non sono mirati e precisi.

Nel trattamento dell’artrite i ricercatori combinano la mini proteina del veleno di scorpione con il TAA

Jim Olson, ricercatore del Fred Hutchinson Cancer Research Center, ha individuato numerose sostanze contenute negli animali che possono essere utilizzate come trattamenti per alcune patologie. In particolare, 10 anni fa, ha scoperto una mini proteina nel veleno dello scorpione giallo (Leiurus quinquestriatus), oggi utilizzata per illuminare con estrema precisione i tumori cerebrali difficili da visualizzare. Quattro anni fa, sempre Olson, individua un’altra mini proteina presente nel veleno della stessa specie di scorpione capace di accumularsi ed indugiare nella cartilagine. Lo scienziato comprese da subito la potenziale applicabilità di questa sostanza per il trattamento dell’artrite. Tanto che, oggi, associata allo steroide triamcinolone acetonide (TAA) si rileva molto efficace per il trattamento dell’artrite. Infatti, la presenza dello steroide garantisce una riduzione sostanziale dell’infiammazione e dunque del dolore.

Ovviamente, questa rappresenta una innovazione importante nel campo del trattamento di questa patologia. Nonostante ciò, bisognerà condurre ulteriori studi più approfonditi anche sull’uomo. La speranza, infatti, è quella di poter tradurre questo intenso lavoro dei ricercatori in una terapia efficace che possa migliorare la qualità della vita dei pazienti che convivono con questa patologia.