ultravioletto

Considerata l’attuale emergenza mondiale da SARS-CoV-2 e considerando la sua capacità di resistere su alcuni materiali, superfici, in acqua e persino in aria, diventa importare poter decontaminare gli spazi in cui viviamo. Secondo una recente ricerca, le luci LED all’ultravioletto potrebbero rivelarsi particolarmente efficienti a svolgere questo lavoro di decontaminazione delle superfici e, probabilmente, anche di aria e acqua.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato su ASC Photonics condotto da un team di ricercatori del Centro di illuminazione a stato solido ed energia elettronica della UC Santa Barbara (SSLEEC). Nello specifico, i ricercatori stanno sviluppando LED all’ultravioletto che possano decontaminare le superfici e potenzialmente anche l’aria e l’acqua dal coronavirus SARS-CoV-2. La tecnologia sviluppata dallo SSLEEC risulta promettente. In particolare, questi LED all’ultravioletto sono attualmente in fase di adozione per l’utilizzo in ambito automobilistico per creare lampade che sterilizzino l’interno dell’abitacolo.

Nello specifico i ricercatori dello SSLEEC utilizzano la luce ultravioletta del tipo UV-C. Quest’ultima, rispetto alla luce UV-A e UV-B, opera nell’ambito della lunghezza d’onda tra 260 e 285 nanometri. Essa può essere dannosa per la pelle umana proprio per questo, attualmente trova impiego solo dove non vi sono esseri umani al momento della disinfezione. Per quanto riguarda la tecnologia alla base del funzionamento del LED all’ultravioletto questo utilizza una pellicola di nitruro di gallio ed alluminio (AlGaN). Questi, formano una lega semiconduttrice su un substrato di carburo di silicio. L’impiego di questi materiali permette una migliore efficienza ed un processo di produzione meno costoso. Il risultato è una luce UV-C che potrebbe essere integrata in dispositivi per la decontaminazione sia per le superfici che per l’aria e l’acqua. Sempre ricordando che al momento della disinfezione non deve essere presente nessuno.