neuroni corazzati

Una recente ricerca ha portato alla creazione dei primi neuroni corazzati. Si tratta di cellule nervose geneticamente modificate che utilizzano materiali artificiali per costruirsi l’armatura che gli permetterà di modificare la velocità di conduzione degli impulsi nervosi.

Questi neuroni corazzati sono il frutto di un’intensa ricerca condotta da un team di ricercatori della Stanford University i cui risultati appaiono sulla rivista Science. Per ottenere i loro neuroni corazzati i ricercatori americani hanno modificato il DNA di specifici neuroni inserendo le istruzioni genetiche necessarie a produrre un enzima chiamato Apex2.

L’esperimento ha previsto l’impiego di cellule del cervello di mammifero coltivate in vitro e all’interno dei piccoli vermi della specie C. elegans. Una volta riprogrammati geneticamente, i ricercatori hanno introdotto i neuroni in una soluzione contenente acqua ossigenata a dosi, però, molto basse. All’interno della stessa soluzione, gli scienziati hanno introdotto miliardi di molecole che le cellule avrebbero dovuto utilizzare come materiale da costruzione, isolante o conduttore. E così è stato. Infatti, il contatto tra l’acqua ossigenata ed i neuroni con l’enzima Apex2 ha indotto una serie di reazioni biochimiche. Queste ultime hanno avuto come risultato, la fusione delle molecole che ha condotto alla produzione di una “corazza” polimerica intorno ai neuroni.

Le importanti applicazioni cliniche dei neuroni corazzati

I ricercatori sostengono che questi neuroni corazzati rappresentino degli strumenti altamente innovativi per studiare il cervello e le sue malattie. In particolare nel caso di sclerosi multipla, si potrebbe sperimentare se l’armatura artificiale isolante riesce a rimpiazzare la guaina mielinica danneggiata intorno agli assoni dei neuroni. In tal modo, ad esempio, migliorerebbe di gran lunga la trasmissione degli impulsi nervosi. Ma le applicazioni potrebbero essere anche estese a patologie come l’autismo o, persino all’epilessia. In quest’ultimo caso, ad esempio, si potrebbe verificare se l’armatura conduttiva può aiutare i neuroni i cui meccanismi di trasmissione degli impulsi sono notevolmente inceppati.

Dunque le applicazioni cliniche di questi neuroni corazzati potrebbero essere molteplici ma come sempre, bisognerà approfondire ulteriormente questo aspetto. Ciò, al fine di garantire a chi soffre di patologie neurologiche un trattamento innovativo, sicuro e che possa migliorare considerevolmente la qualità della vita del paziente.