monete

I microbi si trovano praticamente ovunque. Li troviamo infatti sulla nostra pelle, sugli indumenti, sulle superfici, sui nostri smartphone e, ovviamente, anche sul denaro sia sulle banconote che sulle monete. Però, sembrerebbe che queste ultime veicolino una quantità minore di agenti microbici rispetto ai contanti.

A dimostrarlo è uno studio condotto presso la Clinica Universitaria di Ambrurgo-Eppendorf. Lo studio in questione ha evidenziato che il rame presente nelle monete dell’area euro svolge una considerevole attività antimicrobica. Quest’ultima, ovviamente, riduce la contaminazione da batteri. Sulla base dei dati ottenuti gli scienziati tedeschi pensano che sia plausibile pensare che lo stesso rame delle monete possa esercitare anche un’attività antivirale. Tale ipotesi, nasce anche dal riferimento ad uno studio americano molto recente è stato dimostrato come il SARS-CoV-2 resiste sulle superfici di rame meno di quattro ore.

I ricercatori hanno condotto i test di laboratorio riproducendo le condizioni reali di contaminazione per contatto della pelle. In particolare, lo hanno fatto veicolando due batteri: Enterococcus faecium e Staphilococcus aureus. La valutazione dell’attività antibatterica ha previsto l’impiego di monete da 1 euro, 50 centesimi e 5 centesimi e di banconote da 5 euro. Gli scienziati hanno notato che sulle monete, a distanza di 24 ore, la presenza di questi due microorganismi si riduceva anche del 96,8-99,5%. Per contro, lo stesso numero di cellule batteriche depositate sulle banconote non era cambiato rispetto a quello su una superficie di ceramica utilizzata come esperimento di controllo. Ovviamente, anche sulle monete una certa quota di batteri rimane il che dimostra che esse possono essere veicoli di trasmissione di microbi anche se in misura minore rispetto ai contanti. Nonostante ciò, considerando l’attuale emergenza COVID-19, gli scienziati raccomandano, ove possibile, il pagamento con monete.