tumori

In campo oncologico e non solo, giunge una scoperta straordinaria: un potenziale pedale molecolare che aziona il freno in vari tumori.

A riportare questa incredibile scoperta è l’autorevole rivista scientifica Cell. Questa scoperta, è il frutto di un intenso lavoro di ricerca condotto da un team di ricerca internazionale guidato dall’Università del Michigan. Nello specifico i ricercatori hanno scoperto che una parte dell’enzima soppressore PP2A agirebbe come un freno per l’incontrollata proliferazione che si registra nei tumori. La struttura 3D dell’enzima PP2A è oggi disponibile grazie alle osservazione eseguite con un microscopio da Nobel. Avere la fortuna di conoscere la struttura tridimensionale di questa molecola enzimatica, rappresenta un valido aiuto nel disegno di molecole specifiche che potrebbero bloccare la crescita dei tumori. Ma non solo. Infatti, PP2A è coinvolto anche in altri contesti patologici come, ad esempio, lo scompenso cardiaco e la malattia di Alzheimer.

Le dimensioni dei tumori si riducono quando si attiva PP2A

Per giungere alla loro conclusione il team di ricerca internazionale ha eseguito accurati ed approfonditi esperimenti sia in provetta sia su modelli animali. I risultati hanno dimostrato che alcune molecole possono attivare PP2A e ridurre notevolmente le dimensioni dei tumori. Nonostante questi brillanti risultati ottenuti nei loro esperimenti, ancora per i ricercatori è difficile riuscire a perfezionare queste stesse molecole per trasformarle in veri e proprio farmaci. Ciò, perché non si conosce ancora con precisione la conformazione del sito a cui si legano queste molecole attivatrici. Per ovviare a questo problema, gli scienziati hanno provato ad utilizzare la crio-microscopia elettronica. Quest’ultima, è una metodica che ha permesso di visualizzare l’interazione tra la tasca dell’enzima PP2A ed una molecola usata come esca. A seguito degli inaspettati e straordinari risultati ottenuti, Derek Taylor, farmacologo della Case Western Reserve University, ha dichiarato:

«Ora possiamo usare quell’informazione per iniziare lo sviluppo di composti che possano avere il profilo, la specificità e la potenza desiderati per arrivare all’uso clinico».