Inno di Mameli

Durante questo lungo periodo che ognuno di noi ha trascorso nelle proprie case per via della pandemia da SARS-CoV-2, abbiamo spesso sentito risuonare le note del nostro Inno nazionale. Dai balconi delle nostre case, per strada, in televisione praticamente ovunque l’Inno di Mameli è stato intonato. Ma siamo sicuri di conoscere il significato delle sue parole?

L’Inno di Mameli è stato scritto nell’autunno del 1847 dallo studente e patriota genovese Goffredo Mameli. Il nostro Inno, nasce in un clima di intenso patriottismo che preludeva la guerra contro l’Austria. Infatti, il testo dell’Inno nazionale italiano contiene numerosi riferimenti storici de passato che richiedono una lettura accurata e circostanziata. Solo così sarà possibile eseguire una corretta comprensione del testo.

Analizziamo insieme le strofe dell’Inno di Mameli

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.

Sin dalla prima strofa troviamo un chiaro riferimento al generale e uomo politico romano Scipione l’Africano il cui elmo testimonia le gesta eroiche e valorose degli antichi Romani.

Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

La chioma a cui si fa riferimento nella seconda strofa si riferisce all’uso antico di tagliare i capelli alle schiave per distinguerle dalle donne libere. Infatti, la dea Vittoria dai lunghi capelli deve porgere la propria chioma perché le venga tagliata in segno di sottomissione a Roma. Mameli in questa strofa è certo che l’Italia vincerà contro l’Austria perché così il destino vuole.

Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Nella terza strofa del canto Mameli fa un’esortazione a presentarsi senza indugio alle armi, a rimanere uniti e compatti e disposti a morire per la patria.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

In questa strofa l’autore esprime il desiderio di raccogliersi sotto un’unica bandiera, una speranza (speme) di unità e di ideali condivisi per un’Italia ancora divisa in quel momento.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

In queste parole viene fuori il Mameli mazziniano che in questa strofa si fa interprete del disegno politico del fondatore della “Giovine Italia”. Inoltre, indica Dio, come sostenitore dei popoli oppressi.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Questa strofa, ripercorre a pieno le tappe più importanti che hanno permesso di giungere all’Italia del tempo di Mameli. Si fa riferimento alla Battaglia di Legnano del 1176 e al capitano Francesco Ferrucci ferito a morte durante l’eroica difesa della Repubblica di Firenze. In più, l’autore menziona il valore e il coraggio esemplari del leggendario Balilla, simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese. Mameli quando nomina i Vespri fa chiaramente riferimento ai “Vespri Siciliani”. Quest’ultimo è il nome dato al moto per cui la Sicilia insorse dopo 16 anni di dominio angioino e si diede agli aragonesi.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Infine, l’autore fa riferimento all’Austria degli Asburgo di cui l’aquila bicipite ne era il simbolo imperiale. E ancora una volta, Mameli richiama le genti italiche per dare il colpo di grazia alla dominazione austriaca e lo fa, con un parallelismo con la Polonia. Ciò perché, tra il 1772 ed il 1795 l’Impero austro-ungarico invase la Polonia insieme alla Russia. Ma ora, il sangue italiano e quello polacco possono trasformarsi in veleno attraverso la sollevazione contro l’oppressore straniero.

Dunque, è proprio questa la spiegazione del nostro Inno nazionale. Quanti di noi ne conoscevano il significato e i riferimenti storici in esso contenuti?