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Negli ultimi anni si è registrato un aumento della frequenza di parti gemellari. Inoltre, la maggior parte delle donne che concepiscono gemelli ha un’età superiore ai trent’anni. Sembrerebbe infatti che le donne più anziane abbiano maggiori probabilità di concepire gemelli. Ciò, potrebbe essere il risultato di una risposta evolutiva per contrastare il livello di decadenza di vitalità dell’embrione.

Ad avanzare questa teoria è un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Australia Occidentale il cui lavoro è stato pubblicato sulla rivista Nature Ecology and Evolution. Secondo i ricercatori si tratterebbe della frequenza della doppia evoluzione. In altre parole, le donne che hanno superato i trent’anni tendono a rilasciare due cellule uovo durante lo stesso mese di un ciclo mestruale. Tale aspetto rappresenterebbe un adattamento evolutivo sviluppatosi per continuare a far sì che la fertilità femminile resti attiva il più possibile anche con l’avanzare dell’età. Sostanzialmente, secondo gli studiosi, tale evento nelle donne più anziane sarebbe una risposta fisiologica per contrastare il declino legato all’età che influenzerebbe la vitalità dell’embrione.

Tra l’altro, sempre secondo gli esperti, questo spiegherebbe anche l’aumento della frequenza dei parti gemellari negli ultimi decenni. Un aspetto che va di pari passo con il sempre maggiore ritardo della gravidanza durante la vita di una donna. Eseguendo numerose simulazioni, i ricercatori australiani hanno infatti scoperto che gran parte delle donne probabilmente rilascia due uova durante ogni ciclo nel periodo finale della vita riproduttiva anche se solo una piccola parte delle concezioni porta poi alla nascita di gemelli. A loro volta, le nascite gemellari potrebbero essere considerate un “sottoprodotto” della selezione per quanto riguarda la fertilità piuttosto che un modo per aumentare la mera produzione di figli e quindi la capacità riproduttiva.