piogge

I test per le bombe nucleari eseguiti durante la guerra fredda hanno cambiato i modelli delle piogge a migliaia di chilometri di distanza.

A dimostrarlo è uno studio condotto da ricercatori delle Università di Reading, Bath e Bristol i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Physical Review Letters. Per il loro studio, i ricercatori hanno preso in esame i documenti storici prodotti dal 1962 al 1964 da una stazione meteorologica delle Shetland (Scozia). Gli scienziati hanno poi confrontato tali dati con i giorni di produzione dei test nucleari e con le cariche attive che generavano.

Dalle loro analisi i ricercatori hanno scoperto che le nuvole erano molto spesse in Scozia. Inoltre, vi era anche una media del 24% di pioggia in più con la maggiore radioattività. Si potrebbe spiegare tale fenomeno ipotizzando che le cariche elettriche rilasciate dalle radiazioni delle detonazioni delle bombe, potrebbero aver influenzato le nuvole temporalesche a migliaia di chilometri di distanza. Ciò, considerando che i test si svolgevano in aree remote come in deserto del Nevada (USA) o nelle regioni delle isole del Pacifico. I ricercatori sospettavano che le cariche elettriche delle bombe atomiche potessero cambiare le modalità con cui si formano le piogge. Ma i risultati ottenuti adesso, avvalorano ancora di più tale ipotesi. Inoltre, la conferma deriva anche dal fatto che l’area delle Shetland non subito quasi mai gli effetti dell’inquinamento prodotto dall’uomo.

I risultati di questo studio potrebbero rivelarsi utili nel contesto della geoingegneria correlata alla produzione di piogge artificiali. Si tratta di un campo di ricerca completamente nuovo ma che ha ottenuto notevoli successi e che potrebbero risolvere, almeno in parte, gli attuali problemi di siccità.