difficile

Sicuramente ognuno di noi avrà sofferto parecchie volte nel doversi svegliare ed abbandonare il proprio letto caldo durante le fredde mattine invernali. Ma perché è così difficile?

A spiegarcelo è uno studio condotto da neurobiologi della Northwestern University poi pubblicato sulla prestigiosa rivista Current Biology. Per il loro lavoro i ricercatori hanno lavorato concentrandosi sul moscerino della frutta. Nello specifico, gli scienziati hanno scoperto una sorta di circuito “termometro” che trasmette le informazioni relative alla temperatura esterna al cervello superiore. A seconda della temperatura, o dell’oscurità, tale circuito può attivare o disattivare dei neuroni nel cervello che, a loro volta, promuovono l’attività e la veglia.

Nello specifico, si tratta di recettori che alloggiano nell’antenna del moscerino e che rispondono alla temperatura quando questa è al di sotto di un livello “comfort”, che è di circa 25°C. Tali recettori invierebbero le informazioni relative alla temperatura ad un piccolo gruppo di neuroni cerebrali che controllano i ritmi dell’attività e del sonno. Pertanto, se la temperatura esterna è troppo fredda, le cellule bersaglio che si attivano in presenza della luce mattutina, vengono spente.

Alla luce di tale evidenza, i ricercatori ci hanno fornito una spiegazione del perché sia così difficile svegliarsi durante le mattine fredde. Infatti, gli studiosi credono che negli esseri umani si attivi un meccanismo più o meno simile a quello individuato nel moscerino della frutta. D’altra parte, quest’ultimo è un modello animale classico utilizzato per comprendere la biologia circadiana umana. Dunque non è difficile pensare che anche noi possediamo un simile circuito “termometro”.