odore artificiale

Il cervello rimane ad oggi il più complesso organo presente all’interno del nostro corpo. Le sue funzioni e la sua biologia rimangono ancora in parte sconosciuti. Sembrerebbe però che un segnale elettrico prodotto in laboratorio sia stato in grado di “parlare” la stessa lingua del cervello, dialogando con esso. Si tratta di un segnale percepito come un odore artificiale. Tale scoperta potrebbe avere risvolti positivi nel trattamento di danni cerebrali.

A dimostrarlo è uno studio condotto da ricercatori della New York University in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). L’esperimento condotto sui topi apre la strada allo sviluppo di protesi nervose che potrebbero garantire il ripristino del funzionamento di parti danneggiate del cervello. Nello specifico, i ricercatori americani ed italiani hanno prodotto in laboratorio un segnale elettrico senza che ci fosse una reale fonte a produrlo. Tale segnale, trasmesso direttamente alle cellule nervose del bulbo olfattivo, è stato percepito come un odore, ovviamente, artificiale. Fino ad ora gli scienziati avevano solo ipotizzato i meccanismi che il cervello utilizza per processare l’informazione olfattiva ascoltando le cellule nervose. Ma l’esperimento in questione, rappresenta il primo tentativo ben riuscito di “parlaredirettamente al cervello ricevendo da esso un riscontro concreto.

I ricercatori hanno creato l’odore artificiale mediante l’impiego di sofisticati modelli matematici che hanno prodotto il segnale elettrico. Quest’ultimo, trasmesso poi al cervello, utilizzando l’optogenetica, ha raggiunto il bulbo olfattivo. E proprio qui le cellule nervose presenti hanno percepito il segnale elettrico come un odore. L’optogenetica è la tecnica che tramite impulsi luminosi accende o spegne i neuroni sensoriali.

Tale scoperta è straordinaria poiché ha permesso di dialogare con il cervello per capirne i multifunzionamenti. Inoltre, essa potrebbe essere di forte aiuto nella riparazione degli organi di senso danneggiati.

Lo studio lo potete trovare sulla rivista Science.