28 buchi neri

È possibile non riuscire ad identificare 28 buchi neri supermassicci durante l’osservazione a raggi X? Diciamo che può succedere soprattutto quando gli oggetti cosmici osservati erano “nascosti” alla vista al momento dell’osservazione.

Ciò è quello che è accaduto ad un team di ricercatori che rianalizzando le immagini relative ad oggetti cosmici osservati in precedenza, hanno scoperto che in realtà si trattava di buchi neri supermassicci. Questi ultimi possiedono tutti una massa miliardi di volte quella del Sole. A spiegare come si è arrivati all’identificazione di 28 buchi neri supermassicci è uno studio pubblicato sulla rivista Astrophysical Journal. Lo studio in questione riporta la firma di un team di ricercatori della John Hopkins University guidato da Erini Lambrides. Per il loro lavoro i ricercatori hanno confrontato attentamente le immagini a raggi X raccolte dal Chandra Deep Field-South (CDF-S). Si tratta di una campagna osservativa realizzata dall’osservatorio a raggi X Chandra tra gli anni 1999 e 2015. Le immagini ritraggono oggetti osservati sia all’infrarosso che ai raggi X che in luce ottica.

Gli scienziati hanno posto la loro attenzione soprattutto su 28 oggetti che sembravano leggermente offuscati quando osservati ai raggi X. Per contro, erano molto luminosi quando osservati in luce ottica e all’infrarosso. Solo dopo delle attente analisi ed osservazioni i ricercatori hanno capito si trattava di ben 28 buchi neri supermassicci che giostrano il movimento gravitazionale di intere galassie. Il motivo per cui non erano stati identificati in precedenza sta nel fatto che essi si trovano in una fase di sviluppo che li vede avvolti da una bolla di polvere scura e di altro materiale che riesce a nascondere i raggi X.