Il Congresso degli USA ha preso sotto esame quattro colossi importantissimi negli Stati Uniti. Stiamo parlando di Apple, Google, Amazon e Facebook che, proprio lo scorso 29 luglio 2020 si sono presentanti davanti al Congresso.

La loro presenza era necessaria per ottenere delle risposte alle accuse di aver attuato pratiche anti concorrenziali con lo scopo di ritagliarsi una posizione dominante nel mercato in cui operano. Scopriamo insieme ulteriori dettagli.

 

Apple, Amazon, Google e Facebook nel mirino del Congresso USA

L’audizione si è tenuta in video conferenza ed è stata presieduta da 12 membri, guidati dal repubblicano David Cicilline, che hanno fatto domande ai quattro CEO delle società cercando di capire se e in che modo hanno aggirato le norme di antitrust negli Stati Uniti. Già la settimana scorsa, sul sito del comitato giudiziario della Camera, erano disponibili delle prime anticipazioni dei discorsi che avrebbero tenuto le aziende e da cui è stato possibile intuire le rispettive linee difensive.

Jeff Bezos di Amazon per esempio, come ha anticipato che TechCrunch, aveva intenzione di sottolineare quanto il suo sito di e-commerce rappresenti un’importante risorsa, in veste di rivenditore, per le piccole e medie aziende nazionali. Una condizione che ha creato oltre 2 milioni di posti di lavoro negli ultimi anni.

La stessa tattica l’aveva in mente anche Tim Cook, CEO del colosso di Cupertino Apple. Quest’ultimo ha infatti sostenuto che la società abbia contribuito a creare milioni di posti di lavoro negli Usa e che la presenza di Samsung, Google, Lg e Huawei renda impossibile avere una quota dominante in tutti i mercati in cui vende i propri prodotti.

Google e Facebook sono invece stati spinti da uno spirito patriottico e orgoglio, che hanno presieduto la propria difesa. Zuckerberg ha spiegato che la sua è “un’azienda statunitense, orgogliosa di esserlo” e che l’acquisizione di società come WhatsApp e Instagram abbia solo migliorato i servizi forniti, senza minare la concorrenza delle altre aziende. Sundar Pichai di Google, infine, ha costatato le accuse che descrivono la Big G come fortemente dominante nel campo della pubblicità online e degli algoritmi di ricerca, sottolineando che gli inserzionisti “hanno una grande scelta” tra le varie piattaforme social.