autismo

L’autismo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale. Tutto ciò determina nel soggetto autistico ristrettezza di interessi e comportamenti ripetitivi. Generalmente, la diagnosi arriva intorno ai due o tre anni ma spesso, è possibile anche fare diagnosi di autismo entro i trenta mesi di vita. Oggi, però, sembrerebbe che eseguendo elettroencefalogrammi (EEG) su bambini di tre mesi di età si possa anticipare notevolmente la diagnosi di tale disturbo.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, una rivista pubblicata da Elsevier. Lo studio in questione è il frutto delle ricerche condotte da un team di scienziati dell’Università della California a Los Angeles. Nello specifico, i ricercatori americani hanno dimostrato come mediante un semplice elettroencefalogramma si possa anticipare notevolmente la diagnosi di autismo. Per giungere a tale conclusione, gli studiosi hanno utilizzato questa metodica di imaging per analizzare e poi misurare l’attività elettrica del cervello. In particolare, essi hanno analizzato l’attività elettrica delle onde alfa proveniente da tutte le regioni del cervello. Si tratta di una tecnica non invasiva poiché gli elettrodi si posizionano sul cranio. Durante le analisi, gli scienziati hanno osservato leggeri cambiamenti nei modelli dell’attività cerebrale.

Autismo: l’elettroencefalogramma potrà anticiparne la diagnosi

I ricercatori hanno condotto i loro studi su 65 bambini con un’età di soli tre mesi e con rischio familiare di disturbi dello spetto autistico (DSA). Successivamente questi bambini, a 18 mesi di età, sono stati valutati da un medico qualificato con un metodo “classico” per rilevare eventuali DSA. Gli scienziati hanno notato che le previsioni del loro modello correlavano con i sintomi effettivi nei bambini anche se il modello stesso non riusciva predire i punteggi cognitivi verbali e non verbali. È interessante sottolineare un collegamento evidenziato dai ricercatori americani. Nei bambini con DSA, essi avevano visto a tre mesi una diminuzione della collettività tra le regioni frontali ed un aumento delle connessioni tra le aree temporo-parietali nell’emisfero destro. Quest’ultima è un’area cerebrale deputata all’elaborazione delle informazioni sociali.

Questi risultati lasciano intendere che il metodo dell’elettroencefalogramma può considerarsi un valido strumento di screening per identificare i bambini a maggiore rischio di sviluppare autismo.