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Il termine microplastiche fa riferimento a quelle piccole particelle di materiale plastico generalmente più piccole di un millimetro fino a livello micrometrico. Sono numerose e molto diversificate le fonti dalle quali provengono: cosmetica, abbigliamento, processi industriali e tanti altri ancora. Queste particelle si trovano più o meno dappertutto ormai: negli ambienti naturali ma anche nei corpi degli animali di cui ci cibiamo. Dunque, questi materiali inquinanti si trovano a pieno titolo anche all’interno dei nostri organi e dei nostri tessuti.

A dimostrarlo è uno studio i cui risultati sono stati presentati all’American Chemical Society (ACS) Fall 2020 Virtual Meeting & Expo. Lo studio in questione riporta la firma di un team di scienziati dell’Arizone State University che hanno collaborato con ricercatori provenienti da altri istituti di ricerca. Per il loro studio, i ricercatori Charles Rolsky e Varun Kelkar, in collaborazione con Diego Mastroeni, hanno lavorato su campioni di organi del corpo umano. Hanno preso in esame vari tessuti: da quello cerebrale a quello polmonare sino alla milza, al fegato ed ai reni.

Utilizzando una sofisticata procedura spettrometrica μ-Raman ed un software per computer, essi hanno individuato dozzine di tipologie di plastica all’interno degli organi analizzati, in tutti i campioni. Le principali microplastiche individuate erano policarbonato, polietilene teraftalato e polietilene. Essi hanno altresì individuato la presenza di bisfenolo A. Quest’ultimo è un composto, attualmente in uso, per produrre i contenitori per gli alimenti nonostante sia nota la sua nocività per la salute umana.

Vernun Kelkar, a fronte dei risultati ottenuti, ha dichiarato:

«Non vogliamo mai essere allarmisti, ma è preoccupante che questi materiali non biodegradabili che sono presenti ovunque possano entrare e accumularsi nei tessuti umani. E, ancora più grave è il fatto che non conosciamo ancora i possibili effetti sulla salute umana».