donne Alzheimer

La malattia di Alzheimer (AD) è la più comune forma di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile. Sembra che le donne siano più colpite da questa patologia rispetto agli uomini. Secondo alcune ricerche recenti sembra che questa maggiore prevalenza dell’AD nel gentil sesso sia correlata a fattori di natura ormonale.

Nello specifico, la riduzione degli estrogeni associati alla menopausa rappresenta un fattore di rischio per l’Alzheimer. Oggi, però, uno studio ha dimostrato che gli stessi estrogeni, sin dalla prima fase dello sviluppo, potrebbero favorire l’insorgenza di AD.

Lo studio, pubblicato su Progress in Neurobiology, che dimostra questo collegamento porta la firma di un team di ricercatrici del Cnr-Ibbc. Nello specifico, gli ormoni sessuali femminili chiamati estrogeni potrebbero favorire, sin dalla nascita, l’insorgenza di questa malattia neurodegenerativa. Ciò, perché gli estrogeni tendono a sfavorire nelle donne l’utilizzo dell’ippocampo, la struttura cerebrale coinvolta nella formazione della memoria a lungo termine e nell’orientamento spaziale. Proprio una riduzione del funzionamento di tale struttura potrebbe essere alla base di una sua maggiore vulnerabilità agli effetti nell’invecchiamento come la riduzione di volume e la formazione di placche.

La ricerca è il frutto dell’analisi di evidenze scientifiche pre-cliniche e cliniche. Tali evidenze mostrano proprio come i maschi e le femmine utilizzino strategie cognitive diverse. L’attivazione di strategie cognitive diverse richiede anche l’attivazione di circuiti cerebrali diversi tra i quali figura proprio l’ippocampo. Mentre negli uomini il testosterone favorisce un maggiore sviluppo e crescita neuronale dell’ippocampo, nelle donne gli estrogeni non fanno lo stesso lavoro. Inoltre, le fluttuazioni cicliche dei livelli di estrogeni nelle donne adulte conferiscono instabilità alla rete ippocampale da cui dipendono i meccanismi della memoria.

Probabilmente proprio per tali ragioni oggi l’AD colpisce più le donne degli uomini in cui, al contrario, si registra una migliore stabilità della rete ippocampale.