Pompei

Era il 79 d.C. quando il Vesuvio, un vulcano tra i più pericolosi e studiati al mondo, eruttò seppellendo le città di Ercolano e Pompei. Ciò che rimase dopo l’eruzione furono soltanto cenere e desolazione che sono passati alla storia e dei quali rimane, ancora oggi, un ricordo vivo. Molte furono le vittime che rimasero seppellite sotto l’imponente coltre di cenere che si sollevò a seguito dell’eruzione. Di queste vittime, in particolare, alcuni ricercatori hanno studiato un cervello vetrificato che conserva ancora neuroni perfettamente integri.

A rendere nota la straordinaria scoperta è uno studio pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Plos One. Lo studio riporta la firma di un team di ricercatori dell’Università Federico II di Napoli. Questi ultimi, però, hanno anche collaborato con ricercatori del Cnr e delle università di Roma Tre e quella Statale di Milano. La ricerca condotta dagli scienziati ha preso in esame un cervello di una vittima rimasta pietrificata sotto la coltre di cenere emessa dal Vesuvio su Pompei. Il lavoro di archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici ha permesso di giungere alla incredibile scoperta. Il cervello studiato conservava ancora neuroni integri, vetrificati al momento dell’eruzione.

Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è qualcosa di davvero molto insolito. Tra i resti di Pompei, i ricercatori hanno potuto osservare la rara preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa. Il tutto, ad una risoluzione senza precedenti, come sottolineato dagli stessi ricercatori. Dunque i risultati dello studio sul cervello ritrovato a Pompei, testimoniano l’avvenuto processo di vetrificazione indotto dall’eruzione. Un fenomeno unico nel suo genere. Infatti, è come se l’eruzione avesse congelato le strutture cellulari del SNC di questa vittima, mantenendole intatte fino ad oggi.