effetti lockdown

Il lockdown ci ha costretti a rimanere chiusi in casa per impedire la diffusione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2, responsabile dell’attuale pandemia. Dunque, la vita confinata dentro le mura delle nostre case non ci ha permesso di andare in giro ed entrare in contatto con l’ambiente e con la fauna che lo popola. Ma quali sono stati gli effetti del lockdown sugli animali selvatici in Italia?

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università Statale di Milano mostra un primo bilancio degli effetti del lockdown sulla fauna selvatica nel nostro Paese. Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista Biological Conservation, riporta risultati davvero interessanti. L’assenza dell’uomo, infatti, ha favorito la sopravvivenza e la riproduzione di alcuni animali come rospi, rane e rondoni. Inoltre, il mancato contatto uomo-ambiente ha favorito la diffusione di specie “aliene” e ha messo in seria difficoltà la gestione delle aree protette.

Per valutare gli effetti del lockdown sugli animali selvatici, i ricercatori italiani hanno preso in esame le osservazioni di animali in ambienti inusuali riportare da media e social network. Successivamente, hanno incrociato queste informazioni con i dati di monitoraggio raccolti in accordo con le restrizioni imposte. Inoltre, i ricercatori hanno ottenuto dati di monitoraggio anche grazie a questionari distribuiti ai gestori dei parchi italiani.

Gli effetti del lockdown sugli animali selvatici: positivi da un lato, negativi dall’altro

Dai risultati ottenuti ,emerge che per alcune specie, l’assenza di disturbo da parte dell’uomo ha rappresentato un momento felice. Infatti, rane e rospi, che negli anni passati morivano a migliaia sulle strade, hanno potuto raggiungere laghi e stagni per riprodursi. Il tutto senza alcuna interferenza da parte dell’uomo. Allo stesso modo, molte specie di uccelli hanno beneficiato di una maggiore quantità di cibo a disposizione e del minore disturbo nei siti di riproduzione.

Gli effetti del lockdown non sono però stati soltanto positivi. Infatti, la quiete del lockdown ha favorito anche la diffusione di animali invasivi come, ad esempio, il silvilago, una piccola lepre di origine nordamericana. Allo stesso tempo, la maggior parte dei parchi ha avuto difficoltà a gestire la fauna. Dunque, se da un lato il lockdown ha sortito effetti positivi ridando spazio ad alcune specie animali, dall’altro ha contribuito all’instaurarsi di una diffusione incontrastata di specie animali molto invasive e di un’aumentata attività di bracconaggio.