volo spaziale

Numerosi studi hanno già dimostrato che la permanenza nello spazio induce dei cambiamenti e delle alterazioni sul corpo degli astronauti. Oggi, un’ulteriore conferma arriva da una ricerca che ha dimostrato che il volo spaziale invecchia il cuore degli astronauti.

Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista Npj Microgravity, riporta la firma di un team di ricercatori del Politecnico di Torino. Per giungere a tale conclusione, i ricercatori italiani hanno utilizzato un modello matematico che ha permesso di indagare alcuni meccanismi del volo spaziale che inducono il decondizionamento cardiovascolare. Quest’ultimo indica l’adattamento del sistema cardiocircolatorio ad un ambiente meno impegnativo.

Riuscire a capire quali sono le sequele e gli effetti del volo spaziale per gli astronauti è davvero di fondamentale importanza. Ciò anche in vista delle imminenti missioni sulla Luna e su Marte previste per i prossimi mesi. Il decondizionamento cardiovascolare nel volo spaziale ha caratteristiche simili all’invecchiamento accelerato. Per tale ragione, la fisiologia gravitazionale potrebbe avere significative ricadute in ambito clinico-medico per prevenire o ritardare disturbi legati alla crescente aspettativa di vita.

Nello specifico, i ricercatori italiani hanno confrontato la risposta cardiovascolare in condizioni di microgravità con quanto invece accade sulla Terra. Essi hanno osservato che numerosi parametri emodinamici, come il lavoro e la contrattilità cardiaca, si riducono notevolmente. È come se il volo spaziale invecchiasse il cuore degli astronauti i quali mostrano una tolleranza all’esercizio fisico davvero bassa. Addirittura potremmo paragonare questa bassa tolleranza all’esercizio fisico degli astronauti a quella di una persona non allenata che conduce una vita sedentaria.

Si tratta di una scoperta davvero interessante i cui risultati sono utili al fine di adottare contromisure efficaci per ridurre il decondizionamento durante futuri voli spaziali di lungo termine.