cervello

La schizofrenia è una psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione delle funzioni cognitive e percettive, del comportamento e dell’affettività. Ciò conduce nel tempo ad un forte disadattamento della persona, ovvero una gravità tale da limitare o compromettere le normali attività di vita. Per trattare tale disturbi si fa ricorso ad alcuni farmaci che possono essere causa di disturbi del movimento come tremori, rallentamento e rigidità. Ad essere responsabile di tali effetti collaterali dei farmaci anti-psicosi nei soggetti schizofrenici è un interruttore molecolare presente nel cervello che va in tilt. Spegnerlo, però, è possibile.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulle pagine della autorevole rivista scientifica Translational Psychiatry. Lo studio riporta la firma di un team di scienziati dello Scripps Research Institute, del Ceinge-Biotecnologie Avanzate di Napoli e dell’Università della Campania “Vanvitelli”. Per giungere a tale conclusione, i ricercatori hanno condotto degli esperimenti sui topi che hanno dimostrato l’esistenza di questo interruttore molecolare in tilt nel cervello dei topi schizofrenici trattati con farmaci anti-psicosi.

Nel cervello si trova l’interruttore molecolare responsabile degli effetti collaterali dei farmaci anti-psicosi

Questi farmaci sono estremamente efficaci nel controllare deliri e allucinazioni che impediscono una normale vita nel pazienti schizofrenici. I loro effetti indesiderati sono generalmente tollerati. Però, in una percentuale non trascurabile di pazienti sono davvero invalidanti che, addirittura, inducono alla sospensione del trattamento, con conseguenze molto pesanti. Così, i ricercatori hanno voluto capire cos’è che innesca questa serie di effetti indesiderati particolarmente gravi nei pazienti e lo hanno fatto eseguendo degli esperimenti sui topi. Nello specifico, essi hanno esaminato nei topi la “centralina” del cervello dove si innescano i disturbi motori indotti d questi farmaci. Essi hanno così scoperto che ad indurre il cortocircuito è un interruttore molecolare che va in tilt: l’enzima mTOR. Però, questo interruttore si può disattivare utilizzando la rapamicina, un farmaco utilizzato anche per impedire il rigetto dei trapianti.

Si tratta di una scoperta davvero importante poiché svela un meccanismo finora completamente sconosciuto che lega i disturbi psichiatrici a quelli motori indotti dai farmaci. Inoltre, potrebbe consentire di identificare un nuovo bersaglio che possiamo colpire per migliorare la tollerabilità delle terapie antipsicotiche.