mela

La mela ha origine in Asia centrale e oggi rappresenta il frutto più destagionalizzato, cioè lo si trova disponibile tutto l’anno. Ciò richiede la presenza di impianti che provvedono alla conservazione e ne distribuiscano la disponibilità su di un ampio arco di tempo. Si tratta di un frutto molto consumato nelle varie parti del mondo. Oggi, grazie a delle intense ricerche, alcuni scienziati hanno fatto luce su un “tesoretto” di geni presenti nel DNA del melo domestico. Geni che permetteranno di migliorarne non solo le caratteristiche organolettiche ma anche la produttività e la resistenza.

A dimostrare l’esistenza di questo “tesoretto” di geni nel DNA della mela è uno studio pubblicato sulla Nature Genetics. Lo studio in questione riporta la firma di un team di ricercatori internazionale coordinato dal Bti e dall’Ars-Usda. Per giungere a tale conclusione, gli scienziati hanno fatto ricorso a sofisticate metodiche di sequenziamento del DNA e alla bioinformatica. Quest’ultima è una disciplina scientifica dedicata alla risoluzione di problemi biologici a livello molecolare con metodi informatici. Grazie a queste straordinarie tecnologie, essi hanno potuto mappare i cromosomi della mela domestica e dei suoi principali antenati selvatici. Durante tali analisi, i ricercatori hanno messo in luce l’esistenza di un “tesoretto” di ben 2.000 geni cruciali per migliorare la pianta.

Tali migliorie riguardano le dimensioni, il gusto e la consistenza del frutto oltre che la produttività e la resistenza della pianta stessa. Nello specifico, gli scienziati hanno sequenziato ed assemblato il genoma di tre specie: la mela Gala, la mela selvatica europea e la mela selvatica asiatica. Confrontando i tre genomi, hanno scoperto da quale progenitore derivano i geni responsabili di molte caratteristiche della mela domestica. È una scoperta interessante che potrebbe consentire, in futuro, la selezione di alcune caratteristiche per rendere questo frutto ancora più gustoso ed appetibile.