anticorpo sintetico

Sin dall’inizio della pandemia da SARS-CoV-2, i ricercatori di tutto il mondo hanno iniziato a lavorare sodo per cercare di tirar fuori una carta di identità del virus. L’obiettivo era quello di capire come fosse fatto, quali fossero le sue caratteristiche morfologiche e molecolari. Il tutto al fine di avere un quadro chiaro riguardo il suo meccanismo patogenetico. Oggi sappiamo molto riguardo questo nemico invisibile. Sappiamo, ad esempio, che utilizza la sua proteina Spike come chiave per entrare all’interno delle nostre cellule legandosi al recettore ACE2 ampiamente espresso sulla superficie cellulare. Grazie a questa preziosissima informazione, è iniziata una caccia per trovare un farmaco, una molecola che fosse in grado di bloccare tale interazione. Gli scienziati hanno individuato numerosi anticorpi in molti animali diversi. Però sembrerebbe che un anticorpo sintetico sia davvero efficace nell’impedire a SARS-CoV-2 di legarsi alle nostre cellule.

A presentare questo anticorpo sintetico è uno studio pubblicato sulla autorevole rivista scientifica Nature Communications. Lo studio in questione riporta la firma di un team di scienziati del Karolinska Institutet (Svezia) e dell’EMBL di Amburgo (Germania). Nello specifico il team di ricercatori ha sviluppato questa particolare tipologia di anticorpo sintetico, che è un nanobody, chiamata sybody. Si tratta di molecole piccole, molto stabili e semplici ed economiche da costruire in laboratorio. Questo anticorpo sintetico impedisce che la proteina Spike del virus possa interagire con il recettore ACE2, bloccando l’infezione e la diffusione del virus stesso.

Sybody 23: l’anticorpo sintetico che blocca l’entrare di SARS-CoV-2 nelle cellule umane

che la proteina Spike si leghi all’anticorpo e non alla superficie della cellula. Inoltre, gli scienziati hanno anche scoperto che quando la proteina del virus si lega al Sybody 23 adotta due conformazioni differenti. Ciò è un punto a vantaggio dei ricercatori perché consentirà loro di progettare varie combinazioni di sybody che possono legarsi a varie aree della proteina virale, migliorando l’efficacia stessa degli anticorpi.