Apple è stata citata in giudizio dalla “Coalition for a Safer Web” (CSW) per non avere rimosso l’accesso a Telegram bloccando invece Parler, la piattaforma senza regole usata da gruppi estremisti che fomentano odio e violenza.

La causa è stata depositata domenica 17 gennaio presso il U.S. District Court per il distretto settentrionale della California dal rappresentante Marc Ginsberg e della Coalition for a Safer Web.

 

Apple citata in giudizio perché non ha eliminato Telegram dal proprio App Store

La coalizione in questione si presenta come una “organizzazione di difesa imparziale e senza fini di lucro” che lavora per obbligare la rimozione di contenuti estremistici e terroristici dalle piatteforme dei social media. A loro dire, con Telegram la Casa di Cupertino non è stata in grado di seguire le sue stesse policy e linee-guida in merito ai contenuti delle app. In tale contesto ha consentito a un numero sempre più elevato di malintenzionati su Telegram di continuare le loro attività.

La citazione in giudizio arriva al culmine di una settimana nelle quale un po’ tutte le piattaforme hanno bloccato o rimosso dalle loro piattaforme utenti e servizi sfruttati per fomentare l’odio. Dopo l’attacco al Campidoglio, a Washington, varie piattaforme hanno evidenziato linee-guida che permettono loro di bloccare social e servizi vari che promuovano la violenza e notizie false. Si è parlato molto della decisione di Apple e Google di rimuovere dai loro store l’app Parler (un social network senza praticamente regole), e di Amazon che è intervenuta per bloccare l’accesso alla piattaforma ospitata sui server AWS. Restrizioni varie sono state predisposte anche da Twitter, YouTube, Snapchat, TikTok e altri ancora.

Nella citazione in giudizio di Apple si chiede di esaminare attentamente Telegram, app che sfrutta meccanismi di cifratura punto-punto e che sarebbe stata sfruttata per svolgere attività analoghe a quelle che hanno portato alla rimozione di Parler dall’App Store. Nella citazione in giudizio si afferma ancora che Telegram è stato sfruttato per “coordinare e incitare alla violenza estrema” prima dell’insediamento del Presidente eletto Joe Biden. Nel documento si legge che “Alcuni utenti hanno inviato i follower ad accantonare i piani per una seconda protesta a Washington in favore di un attacco a sorpresa a livello nazionale”. Al momento il colosso non ha ancora proferito parola in merito.