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La Cina rappresenta un mercato strategico per Apple, Tim Cook l’ha sottolineato a più riprese, tuttavia la zona in questione presenta alcune criticità. Prima tra tutte, la stringente censura del governo locale, una serie di misure restrittive che non mancano di sollevare numerose polemiche.

Anche la politica statunitense si è pronunciata al riguardo, il senatore Patrick Leahy ha chiamato in causa Apple, chiamandola a contrastare la censura vigente nel paese asiatico. Questione spinosa, anche alla luce del recente viaggio di Cook in Cina in occasione del World Internet Conference.

In pochi si aspettavano la presenza del CEO della Mela, dopo i numerosi scontri tra l’azienda e il governo locale, si pensi alla rimozione di applicazioni VPN da App Store. Apple si è sempre conformata alle direttive, nonostante le lamentele degli sviluppatori, secondo Leahy però questo comportamento è controproducente.

Le aziende della Silicon Valley in fatti si sono fatte sentire a gran voce contro alcune misure adottate dal governo Trump, ma non sembravano avere la stessa decisione quando si tratta di opporsi alla censura cinese. Il senatore sottolinea il ruolo di Apple, come “forza positiva in Cina”, serve però maggior sforzo per tutelare la libertà d’espressioni.

Dichiarazioni certamente sacrosante in linea di principio, ma occorre tenere presenti le conseguenze di uno strappo con il governo locale, il contraccolpo economico potrebbe essere ingente.